sabato 27 gennaio 2018

LA LA LAND


Fra i buoni propositi che mi sono prefissato per il 2018 c'era quello di aggiornare mensilmente il blog, liberandolo così da quell'oblio che inevitabilmente ha finito col prendere il sopravento per colpa della mia inettitudine. Dovuta dalla scarsa concentrazione durante la lettura di un libro impedendomi di finirlo o di superare lo scoglio delle cento pagine, la superficialità durante la visione di un film che magari attendevo da parecchio tempo di vedere, zero interesse per quello che la quotidianità aveva da offrirmi non raccontando aneddoti interessanti ( anche se questi ammetto di non averli mai trattati qui sul blog ). I troppi pensieri per la testa e vita privata hanno finito per imporsi sopra i miei passatempi preferiti ( escluso quelli videoludici che sono in un modo o nell'altro riusciti quasi sempre a fungere da valvola di sfogo ). Insomma avevo perso l'entusiasmo. Entusiasmo ritrovato energicamente grazie alla pellicola di cui voglio parlare in questo specifico articolo, LA LA LAND. So di essere in ritardo di un annetto e passa ormai dalla sua uscita e da quando il titolo era praticamente sulla bocca di tutti, complice la pubblicità intorno al prodotto legata alla candidatura di quattordici premi oscar, di cui soltanto la metà è riuscita a portarsi a casa ( non roba di poco conto ) tra cui miglior colonna sonora e miglior attrice protagonista. Tuttavia solo in questi giorni ho avuto modo di vederlo seppur reticente inizialmente, quando se ne parla all'invero simile si finisce quasi sempre col avere pregiudizi sbagliati ma nemmeno poi così criticabili infondo ( dopotutto siamo tutte persone diverse ) Eppure quest'opera è riuscita a trasmettere in quel groviglio di pensieri incessanti e rombosi come una tempesta in piena nella mia zucca, un raggio di sole lucente e possente che percepisco tutt'ora mentre sto scrivendo con sottofondo il tema "Another Day of Sun" ( Un altro giorno di sole ) nella sua versione strumentale (https://www.youtube.com/watch?v=Qgx1FKus-6c ) proposta più e più volte nel corso del film e addirittura come canzone e balletto d'apertura.

Questo perché La La Land è un musical, genere atipico per i miei gusti personali che ad eccezione di "GREASE" ed "ACROSS THE UNIVERSE" non sono mai riuscito a tollerare, ritenendoli irritanti e fastidiosi. In La La Land la componente musicale non solo non è invasiva e massiccia, ma è studiata appositamente per essere integrata nel modo più spontaneo possibile rendendo digeribile il tutto agli  spettatori dell'ultima ora non avvezzi al genere, per intenderci i personaggi non cantano a cazzo ogni trenta secondi senza motivo, il sonoro è pregevole di ottima fattura tanto è vero che le versioni strumentali proposte nei momenti più concitanti del film non stonano affatto, ma anzi ne danno spessore aggiunto ( a chi non piace il jazz? ).

Mentre gli estimatori dei musical classici anni cinquanta e sessanta cui la pellicola omaggia palesemente non solo nell'esecuzione ma anche nella narrativa, si troveranno a casa. La ricerca e conquista del sogno americano è il tema portante della vicenda e come suggerisce la tagline del film, "Dedicato ai folli e ai sognatori", assisteremo i due protagonisti nel viaggio che li porterà a rincorrere il proprio obiettivo, fra sogni ad occhi aperti in netta contrapposizione con una realtà a volte non particolarmente entusiasmante. Durante questo lungo percorso, Sebastian ( Ryan Gosling ) e Mia ( Emma Stone ) si scontreranno prima per poi innamorarsi dopo, rendendo La La Land a tutti gli effetti anche una commedia romantica brillante con giusto un pizzico di drammaticità, rendendo la ricetta visiva perfetta ( questo secondo i miei gusti personali ovviamente ).
Tutto ciò traspare grazie alle prove "attoriali e non" che la coppia Gosling/Stone hanno saputo imprimere nel film. Raramente ho avuto modo di assistere sullo schermo ad un affiatamento sincero e sincronizzato come quello che questi due straordinari attori hanno saputo portare( non è un caso se entrambi sono stati candidati agli oscar come miglior attore/attrice protagonista, aggiudicandosi poi soltanto lei la statuetta d'oro dell'accademy ) sotto la direzione fresca, dinamica ed intraprendente di un semisconosciuto ( siamo seri chi cazzo lo conosceva prima di questo film?! ) "Damien Chazelle", vincendo anch'esso il premio oscar nella categoria miglior regista. Credo che rimarrà nella storia del cinema da qui a questa parte la scena di "A lovely night" ( https://www.youtube.com/watch?v=waTDxRZ93Qccon ) con il suo lungo piano sequenza che mette in scena la performance prima canora e poi acrobatica dei due attori, proponendoci quella alchimia e affiatamento di cui parlavo, accompagnato dall'ottima fotografia che risalta i colori  mandandomi letteralmente in brodo di giuggiole! Insomma un vero inno alla libertà espressiva e all'arte stessa, sublime e magnifico come quelli di "VanityFair" hanno voluto definire la pellicola.
Concludo qui perché mi risulterebbe difficile continuare a parlarne senza entrare maggiormente nei dettagli, e per chi non ha avuto modo di vedere La la land... che diavolo aspetti?!


giovedì 27 aprile 2017

A SPASSO CON BOB, IL MONDO SECONDO BOB, UN DONO SPECIALE DI NOME BOB di JAMES BOWEN

E' passato davvero parecchio tempo dall'ultima volta che ho aggiornato il blog, entrando nello specifico più di due anni essendo l'ultimo post datato Natale 2014... il tempo vola. L'inattività non è stata dettata da pigrizia, mancanza d'interesse o chissà cos'altro, semplicemente non ho avuto le giuste occasioni di leggere o guardare qualcosa di specifico che mi desse il giusto input per parlarne, e nel mentre sopra la mia scrivania si è accumulata una vasta pila di libri, tutti diversi fra loro per tematiche e forma, creando su di essa una vera e propria fortezza cartacea ( nulla vieta che li tratterò tutti sul blog chi prima e chi dopo, una volta letti ovviamente ). La voglia di tornare ad aggiornare il blog era forte, tanto è vero che già dallo scorso novembre, quando ebbi modo di leggere il primo romanzo di quella che io chiamo "La saga del gatto di strada Bob", vale a dire "A spasso con Bob" sentivo l'ardente desiderio di parlarne. In quella settimana specifica ebbi modo di vedere al cinema l'omonimo film tratto appunto dal suddetto romanzo, in una versione molto più romanzata e adattata per il circuito cinematografico senza stravolgerne l'essenza. Quindi decisi di posticipare l'articolo sulle mie impressioni per farne un confronto... e ho tardato anche troppo! Un lunghissimo viaggio durato ben sei mesi in cui ebbi modo di rileggere il primo romanzo e catapultarmi di seguito nei due successivi molto molto lentamente, essendo tutti e tre scorrevoli e non particolarmente longevi, l'ultimo su tutti, avrei finito col divorarli in una settimana e non sarebbe stata la stessa cosa, perché ai due protagonisti di questa bellissima "fiaba reale", James e Bob, sono sinceramente affezionato.

Non li conosco e quasi sicuramente non li incontrerò mai, tuttavia è come se avessi vissuto le loro avventure/disavventure direttamente con loro essendo i libri scritti dallo stesso James e di conseguenza autobiografici. Senza fare troppi giri di parole, codesti scritti fanno parte di quella categoria di prodotti puramente commerciali, giusto quel che serve per battere cassa e spillare facilmente denaro alle persone. C'è però da dire che in questo caso specifico il prodotto ha senso di esistere e l'acquisto vale la pena di essere effettuato. Perché sono la testimonianza vivente di un essere umano, tutto tranne che unico, un tipo come ce ne possono essere a bizzeffe senza particolari doti pur essendo musicista di strada, con le sue difficoltà, problemi e tanta voglia di riscatto per lasciarsi alle spalle il passato burrascoso cui inevitabilmente andò incontro per colpa di una infanzia tutto tranne che felice e una serie di sfortunati eventi che lo condussero su quel cammino. Una vita vissuta all'insegna della droga, dei furti e della povertà, portandolo a lottare costantemente contro la società che lo rifiuta automaticamente essendo etichettato come un parassita e  nullità. James non ci sta, vuole vivere come una persona qualunque, essere considerato umano alla stregua degli altri e uscire dalla merda in cui per troppo tempo a finito per sguazzare. Con tanta determinazione riuscirà nell'intento e ad aiutarlo ci penserà il gatto Bob, chiamato così in onore di "Killer Bob", il vero antagonista ed entità malefica della serie di culto degli anni novanta "Twin Peaks" creata da "David Lynch" di cui James era fan. Con la differenza che questo Bob è l'esatto opposto di quello del telefilm. Un angelo custode piovuto dal cielo e reincarnato nel corpo a quattro zampe del piccolo "pel di carota", il nomignolo affettuoso con cui James è solito chiamare il suo piccolo amico per tutto l'arco narrativo dei tre romanzi. Perché nonostante per lo stato e la legge ne sia effettivamente il proprietario, avendogli fatto installare pure il chip di riconoscimento e proprietà, James non si considera assolutamente il suo proprietario, ma l'amico umano su cui Bob può contare finché avrà voglia di stare al suo fianco. Un legame così sincero e profondo che entrambi per l'altro si possono considerare rispettivamente padre e figlio e viceversa a seconda delle situazioni, James si occupa di Bob e Bob si occupa di James. "Non puoi scegliere un gatto, è il gatto a scegliere te" così cita una delle tante frasi di apertura del secondo romanzo, " Il mondo secondo Bob" e Bob scelse James.

Detto così tutto ciò di cui ho parlato finora potrebbe sembrare finto, come una fiaba con tanto di lieto fine, ma è la realtà. Questa sa essere davvero essere straordinaria quando meno te lo aspetti, e puoi venirne a conoscenza se non direttamente tramite testimonianze come quella raccontata finora, trovando una sua forte componente poetica che mi ha fatto amare questa trilogia. Attraverso gli aneddoti delle loro avventure/disavventure così realistiche che tutti noi potremmo viverle tranquillamente. La cosa che adoro maggiormente è il fatto che il protagonista vero e assoluto alla fine non è tanto il gatto, il motivo principale per cui andai in origine a comprare il libro amando gli animali in generale, ma più un co-protagonista e spalla del vero protagonista, l'autore stesso col suo progredire lento e spontaneo pieno di grinta, portando avanti la classica tematica del romanzo di formazione a me tanto caro. Tutto narrato dal suo punto di vista ( anche perché se non lo fosse stato non si sarebbe mai potuto definire autobiografico ) il suo interagire con gli innumerevoli personaggi secondari che affollano le sue giornate, i luoghi che frequenta insieme a Bob primi su tutti "Covent Garden" e "James Street", veri co-protagonisti passivi dell'opera che fanno da scenario alle avventure dei due amici dove James è solito esibirsi con la chitarra e il piccolo pel di carota a fargli da spalla/mascotte attirando i passanti, descritti in maniera semplice ma efficace dandoti l'illusione di esserci sempre stato anche se non è vero. Lettura consigliata a tutte le età, semplice e mai banale dal mio punto di vista, un vero spaccato della Londra moderna e della società. Un dietro le quinte anche della stesura stessa del primo romanzo, raccontato come una delle svolte più significative effettuate dal protagonista nel secondo libro, nel primo la disintossicazione definitiva dalla droga e dal metadone. Il terzo sicuramente fra i tre è quello molto più commerciale per vendere durante il periodo natalizio essendo alla fine un racconto sul Natale che i due vissero nel 2010, ma non per questo brutto e privo di una morale, anzi spero gli facciano scrivere un quarto libro perché come detto prima mi sono sinceramente affezionato ai due personaggi. Tutti e tre i libri sono editi dalla "Sperling & Kapfer". Il film invece? Carino ma dovendo scegliere preferisco i tre libri. Piccola chicca finale? Il gatto nel film è interpretato dal vero Bob e James fa un brevissimo cameo verso la fine.







giovedì 25 dicembre 2014

EDWARD MANI DI FORBICE


Siccome è davvero parecchio che non aggiorno il blog, ( quattro mesi e tredici giorni entrando nello specifico ) ed essendo oggi il giorno di Natale, colgo la palla al balzo per pubblicare dopo tempo qualcosa di nuovo. Non mi occuperò di fare riflessioni sulla festività stessa, sul senso della vita, sulla gioia, la famiglia ed il rapporto che ne scaturisce nelle feste, e tutte quelle cose li come feci l'anno ormai passato ( sti cazzi aggiungerei... ). Dirò giusto le mie tre ( si fa per dire ) considerazioni su quello che a mio modesto parere sia, "Il Film" di Natale per eccellenza. Già da quest'ultima affermazione si può intuire quanto io adori questa pellicola. Dire che la amo è davvero poco. La "vivo" ogni volta che la ammiro in tutte le sue sfaccettature. La storia del ragazzo dalle mani di forbici, che venne da un mondo fantastico, ( un castello in questo caso ) sperando forse di inserirsi fra la gente e vivere come uno di loro, per poi venire ricacciato perché "diverso" la porterò sempre nel mio cuore come bagaglio anche "culturale" oltre che personale. Ogni singolo fotogramma mi incatena a se trascinandomi nella visione completa, impedendomi di continuare quello che stavo facendo li per li. E non importa se siamo all'inizio, a metà o alla fine, è certo che una volta che il mio sguardo si incrocia con lo schermo del televisore, non posso più staccarmene fino alla fine. ( vabbè a parte quando danno la pubblicità naturalmente ). E' una "fiaba" che prende vita! Alcuni miei amici potrebbero confermare tranquillamente quanto ciò dico perché, manco a farlo apposta il film lo hanno trasmesso la sera del 23 dicembre su Mtv ( il canale della musica che di musica non ha più nulla ) obbligandomi a rivederlo tutto, nonostante fossi ospite a casa di queste persone per godermi una cenetta intima prenatalizia. Fortunatamente me lo hanno fatto vedere tutto ( manco fossi stato un bambino XD ) e per di più si sono aggiunti pure loro alla visione di questo piccolo capolavoro pur di non lasciarmi solo, ( ahhh il potere dello spirito natalizio :3 )


In realtà qualcuno ha avuto da ridere più volte sulla visione, ( ciao Gloria, Chiara e Nicolas ) definendola angosciante. Questo perché effettivamente la storia di Edward ( interpretato da Johnny Depp all'epoca agli esordi che con questo film, sancì quella che tutt'oggi si può definire una proficua collaborazione con Burton ) e delle sue "strambe" mani, è una di quelle storie che ti trafiggono dritte al cuore, anche a tradimento nonostante alcuni sviluppi siano praticamente annunciati durante lo svolgersi dei fatti. Il tema della diversità e dell'emarginazione che comporta inevitabilmente alla solitudine, sono argomenti trattati più e più volte. Ma come Burton, nessuno è in grado di fare. I suoi film ed in particolare questo, sono sempre critiche rivolte alla società contemporanea. Una società all'apparenza perbenista eccessivamente da risultare fastidiosa nei confronti di chi è "diverso"( in questo caso il nostro protagonista ), per poi gettare la maschera mostrandoci il vero volto, infame e cinico pronto a giudicare senza prima tenere conto di se. Un esempio eclatante può essere quello del vecchio con la gamba finta che dirà testualmente le seguenti parole ad Edward, "Non lasciare mai che qualcuno ti dica che sei un handicappato" per poi più avanti affermare al fratellino della protagonista femminile "Allora lo hanno preso? Parlo dello storpio"... no comment davvero.
Non a caso il regista, ci mostra il paese dove si svolgono le avventure del nostro "Mostro di Frankenstein", come un insieme di ville a schiera dai colori a pastello che ricordano le case in polistirolo delle bambole di porcellana, il cui contenuto per quanto possa essere ornato è privo di anima, come i popolani stessi.

Mentre il mondo da cui proviene Edward, il castello isolato sulla collina, circondato dal grande giardino costituito da tutte le sculture di erba, è l'esatto opposto. E' VIVO! Ciò è dovuto dall'immaginazione e dalla voglia di sognare ingenua e genuina del protagonista. Quella voglia di esprimere e condividere tutto ciò che percepisce del nostro mondo. L'aspetto inquietante, grottesco accompagnato dallo sguardo eternamente malinconico, fanno di lui un'artista incompreso. Addirittura sommergerà di neve l'intero paese "dipingendolo con le sue mani" dandogli forse un'anima. Come dirà testualmente verso la fine del film Kim ( interpretata da Winona Ryder, in una delle sue interpretazioni più riuscite... secondo me ) la ragazza di cui Edward si innamorerà, " Prima che lui venisse in questa città la neve non era mai caduta, ma dopo il suo arrivo è caduta".

Quel che apprezzo di questo film è anche il comparto romantico. Vero e spontaneo, per nulla forzato, nessuna smanceria o parole frivole da baci perugina. Semplici sguardi, poche parole accompagnate da immagini che valgono più di un romanzo di trecento pagine che spiega l'argomento stesso. E' impossibile secondo me non rimanere coinvolti da questo amore amaro, poetico, malinconico e puro ( per Edward, Kim rappresenta la purezza come quella che si identificano negli angeli ). Tutte le scene che li coinvolgono sono le mie preferite del film, in particolare due. Quella della danza di Kim sotto la neve ( https://www.youtube.com/watch?v=qmOScCWGKOo ) è qualcosa di totale! Mentre si raggiunge la perfezione ( uno dei pochi casi in cui uso questo termine perché la perfezione difficilmente esiste per me, non esistendo effettivamente ) nella scena dell'abbraccio ( https://www.youtube.com/watch?v=5NwQvmuen08 a partire dal minuto 0.40 ). Gli occhi lucidi e le lacrime sono inevitabili... certo se si possiede un cuore di pietra difficilmente accadrebbe XD.
Il comparto sonoro ad opera di "Danny Elfman" è roba da farti venire la pelle d'oca. Da sempre collaboratore di Burton, in questa pellicola dette il meglio di se, creando uno di quei temi immortali ( https://www.youtube.com/watch?v=7Uil_moZTQk ) che tutt'oggi vengono abusati perfino nelle pubblicità ( come quelle degli indumenti intimi o dei profumi ).

Nel cast oltre ai già citati Depp e Ryder figuravano Dianne West e Alan Arkin ( la prima fu una delle muse di Woody Allen con la quale girò alcuni dei suoi film divenuti dei veri cult, il secondo  il nonno di Little Miss Sunshine ) nei ruoli dei genitori di Kim, Anthony Michael Hall ( uno dei due ragazzi imbranati protagonisti del film cult "La bionda esplosiva" ) nella parte di Jim l'ex ragazzo di Kim e Vincent Price ( chi è amante dei film horror di una volta e del videoclip "Thriller" di Michael Jackson sa di chi sto parlando, una vera leggenda! )  nel ruolo dell'inventore che darà vita ad Edward.
La domanda che può sorgere spontanea arrivati a questo punto è, cosa c'entra questo film col natale? Nulla effettivamente! Per tutta la pellicola non si manifesta l'atmosfera natalizia se non negli ultimi venti minuti, ma ha un ruolo totalmente secondario. Eppure lo reputo un film natalizio proprio perché seppur in modo passivo, appartiene a quel periodo. Non ha alcun interesse a mostrare il lato gioioso della stessa festività, i buoni sentimenti e tutte quelle cose che all'inizio della mia recensione personale ho voluto omettere. Perché il natale alla fine è come "un giorno qualunque". Ci sono si i momenti positivi e felici, ma anche i momenti bui e tristi. E questo film ne è l'esponente più diretto. A natale si è più buoni si dice, ma la realtà purtroppo è tutta altra cosa, se sei un barbone, uno storpio, una persona incapace di volere ed intendere, sei un emarginato e quindi vieni lasciato a te stesso, natale o non natale. Ed Edward è uno di quei personaggi che purtroppo ne sa qualcosa perché ritenuto diverso... Buon Natale a tutti!




martedì 12 agosto 2014

CAPITANO MIO CAPITANO

Metto subito i puntini sulle i... non volevo scrivere questo post. Troppo scontato e banale dato che lo hanno già fatto tutti, ed io come al solito arrivo in ritardo. Chiariamoci, non volevo stare a scrivere vita, miracoli e morte di un uomo che senza rendersene conto ha dato tanto a ragazzi della mia generazione, ( sono dell'88 ), un'infanzia piena di "pensieri felici", ( citazione di un suo film che andai a recensire tempo fa http://ilfantasticoblogdimattia.blogspot.it/2014/05/hook-capitan-uncino.html ) non ha senso. Come non ha senso recensire il mio film preferito con lui protagonista o semplice comparsa... impresa ardua aggiungerei. Ma non perché è difficile recensire il film in questione, semplicemente non posso scegliere fra almeno cinque o sei film quale sia per me il suo preferito. Era veramente un "Attore" della "Madonna". O forse è più corretto dire che era un gigante di "Umanità"! Dotato di una capacità espressiva all'ennesima potenza in grado di stabilire un incredibile empatia con tutti gli spettatori che andavano nelle sale a vedere i suoi film, specialmente noi ragazzini perché eravamo i primi a cogliere che nell'animo non era diverso da noi, un bambino. Non è un caso se negli anni Novanta si è dedicato quasi esclusivamente a produzioni per piccini, alcune delle quali erano palesemente delle ciofeche, ma a noi non importava. Seguivamo ovunque ( o perlomeno io andavo al cinema a vedere tutti i suoi film da che ho memoria, poi voi non lo so) il nostro "capitano", sempre pronto ad insegnarci qualcosa. Teoricamente era un secondo padre. Perché i suoi film lasciavano dei messaggi. Facevano ridere, piangere, riflettere. Cercavano sempre di approcciarti alla vita in determinato modo, tentando di non renderti impreparato una volta arrivato il tuo turno ( "un avversario prima o poi va affrontato" giusto per citarne uno ). Perfino a scuola alcuni suoi film come "L'attimo Fuggente" o "Will Hunting genio ribelle", venivano proiettati nelle classi durante le lezioni di italiano. Apprendevi più cose in quelle due ore che in tutto l'anno scolastico. 
La vita è ironica ed infame, sapere che una persona solare qual'era Robin Williams si sia suicidata per colpa della depressione, ti riempie il cuore di una tristezza allucinante. Non intendo tristezza che piangi dal mattino alla sera come uno scemo, lo trovo ridicolo. Voglio dire che non è riuscito a concludere la sua vita come avrebbe dovuto, serenamente con il sorriso sulle labbra. "Vivere può essere una grande avventura" ( citando ancora "Hook Capitan Uncino" ). Un'avventura che non è riuscito a concludere per colpa della malattia più infame che potesse colpirlo. Credo sia questo il vero motivo per cui tutti sono amareggiati e carichi di rabbia. Non essere riusciti a fargli capire quanto fosse straordinario. Sicuramente i ragazzini delle nuove generazioni non capirebbero tutto questo fastidio, ma ha lasciato davvero tanto a chi è cresciuto con lui. Io personalmente fin da piccolo ho l'abitudine di emettere dei versi a caso e di modificare il timbro vocale quando parlo, facendo voci di vario genere. Dalle più infantili a quelle più profonde. Questo perché mi innamorai follemente di "Mrs Doubtfire", dove Robin interpretava questo padre di famiglia che pur di stare insieme ai propri figli, si travestiva da vecchia governante sfruttando le sue doti attoriali e vocali emettendo voci di vario genere. L'adoro! Sono conscio che le persone con cui ho a che fare ogni singolo giorno, non comprendono questo mio modo di fare... me ne sbatto il cazzo!
Ma allora arrivati a questo punto, perché ho scritto questo post quando ho detto chiaramente che lo ritenevo banale? Volevo semplicemente dire un grazie perché il merito è solo suo se oggi sono un fottuto sognatore!

"Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi, è da sempre così e così sarà per sempre"
                                                                                     ( L'attimo Fuggente )

"La gente spesso definisce impossibili cose che semplicemente non ha mai visto"
                                                                     ( Al di là dei sogni ) 

"Non importa cosa vi dicono, le parole e le idee possono cambiare il mondo"
                                                                 ( L'attimo Fuggente )





martedì 1 luglio 2014

LA MECCANICA DEL CUORE di MATHIAS MALZIEU

L'amore è un sentimento che nessuno riuscirà mai a capire. Si dice sempre derivi dal cuore, ma non puoi non pensare che provenga da una illusione dettata dalla mente, l'idealizzazione di un qualcosa che vogliamo ci piaccia. E quando questa idea va in frantumi, rimaniamo confusi, disperati, non sappiamo come venirne fuori, ci sentiamo morire dentro e, solo allora ci rendiamo conto di essere vivi perché proviamo qualcosa. "Gioia" o "dolore". In ogni caso al cuore fa male, molto male. Io sinceramente non so se mi sono mai innamorato davvero. Non pretendo nemmeno di sapere cosa sia l'amore, non lo sa una persona che ha superato gli anta da un pezzo, figuriamoci un ragazzo di 26 anni come me. Ho provato delle sensazioni è innegabile, ho pianto per un paio di persone a cui decisi di donare il mio cuore, dopo essermelo strappato dal petto senza esitare. Queste dopo averlo custodito gelosamente, hanno ritenuto opportuno di rendermelo non prima di romperlo in mille pezzi. Non le incolpo d'altronde lo scambio non era equivalente, loro non mi donarono mai il loro cuore. Ed io forse le idealizzai troppo. Non c'è niente di peggio di idealizzare una persona, la delusione sarà sempre dietro l'angolo ad attendere il momento propizio.
Eppure quando leggo storie come "La meccanica del cuore" di "Mathias Malzieu", non riesco a rimanere impassibile. Mi risulta difficile non immedesimarmi e, stabilire una forte empatia con personaggi come "little Jack", protagonista di questa fiaba dolce dal retrogusto amaro. Nato ad Edimburgo nel giorno più freddo del mondo, il 16 aprile del 1874, ( così dice la storia perché non so se fosse considerato veramente il giorno più freddo del mondo XD ) con il  cuore completamente ghiacciato, Jack verrà salvato dalla dottoressa "Madeleine" considerata dai più una strega, impiantandogli dalle parti del cuore un orologio a cucù. Un oggetto assai fragile che dovrebbe permettergli di vivere a patto che non provi emozioni più forti dell'orologio stesso. 
"Uno, non toccare le lancette.
 Due, domina la rabbia.
 Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell'orologio del tuo cuore, la grande lancetta  delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle,     le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi."
Pur sapendo i rischi a cui potrebbe andare incontro, Jack non potrà fare a meno di innamorarsi di "Miss Acacia", giovane e promettente ballerina di una compagnia teatrale, tanto dolce quanto miope e, di contendere il suo amore con "Joe", ragazzo prepotente ed egoista con cui condividerà le rudezze della vita, intente ad emarginare persone afflitte da handicap o semplicemente perché sono diverse.
Poiché questa fiaba oltre ad essere un racconto d'amore è anche una storia di formazione. Le atmosfere che permeano nel libro come si può evincere leggendo il retro di copertina, ricordano veramente le essenze dei film di "Tim Burton", famoso regista che andai a trattare tempo fa nel post dedicato alla "Morte Malinconica del bambino ostrica" ( che potrete trovare a questo link se non l'avete già letto a suo tempo http://ilfantasticoblogdimattia.blogspot.it/2014/01/morte-malinconia-del-bambino-ostrica-di.html ).
Bazzicando qua e la su internet in questi giorni durante la lettura, sono venuto a conoscenza dell'imminente uscita in Francia di un film d'animazione tratto da quest'opera, ( https://www.youtube.com/watch?v=6AJJmUnddCw ), pellicola che dovrebbe essere prodotta da "Luc Besson" ( Nikita, Leon, Il quinto elemento, e la saga di Arthur e il popolo dei minimei giusto per citare qualche titolo ) e, con la partecipazione dello stesso "Mathias Malzieu" nel ruolo di sceneggiatore, doppiatore e compositore delle musiche ( tra l'altro è il leader di una band musicale, i "Dionysios"... onestamente non sapevo manco esistessero XD )
Una piccola lettura ( il libro non supera le 150 pagine ) che secondo me, dovrebbe essere colmata perché alla fine di essa lascia qualcosa, le sensazioni che provi quando conosci una persona, te ne interessi e cominci a viverla in ogni sua sfaccettatura. E non importa se non corrisponde al tuo ideale di donna o uomo che sia, se sei interessato veramente, vuoi scommetterci sopra e giocartela sapendo di rischiare sacrificando qualcosa. Credo sia impossibile non rispecchiarsi nei personaggi principali, li ho amati e odiati tutti allo stesso modo. Sono vivi! Se invece non siete dei lettori, una volta uscito il film provate a dedicargli una chance, io personalmente non l'ho visto non essendo ancora uscito ( almeno qui in Italia ), per cui non posso esprimermi però confido che possa essere degno dato che lo stesso autore ha partecipato attivamente al progetto. E la sua storia sempre secondo me, merita di essere considerata più di quanto non lo sia già.


                                                              

giovedì 5 giugno 2014

LA TRILOGIA DI BARTIMEUS di JONATHAN STROUD

L'estate sta tornando! E come ogni anno, decine di migliaia di migliaia di persone nel giro di poche settimane, si ritroveranno su una spiaggia intente a divertirsi, abbronzarsi, fare il bagno, giocare a pallavolo e tantissime altre cose ( alla faccia della crisi ). Poi ci sono gli stronzi come me che non potendosi permettere tale lusso, nei tempi morti dedicheranno il tempo ad aggiornare il proprio blog pur di sfuggire alla noia totale -.-
Ma bando alle ciance e veniamo a noi! Sicuramente alcuni di voi quando saranno sotto all'ombrellone si dedicheranno ad attività interessanti, come mettersi lo smalto sulle unghie dei piedi, giocare con le console portatili, barare ad UNO, leggere riviste di gossip o la gazzetta dello sport. Altri ancora leggeranno dei libri, scorrevoli e leggeri più indicati al periodo, magari di genere fantasy, o meglio ancora ( rullo di tamburi ) "La trilogia di Bartimeus".
Trilogia composta da "L'amuleto di Samarcanda", "L'occhio del Golem" e "La porta di Tolomeo".
La storia narra di Nathaniel, un ragazzino sui 13 anni che in seguito ad un torto subito decide di vendicarsi servendosi dell'aiuto di Bartimeus, l'essere impresso sulla copertina del libro che potremmo definire volgarmente come un demone. In realtà Bartimeus è un "Jinn", un'entità superiore che può essere convocata tramite rito magico. Il piccolo Nathaniel infatti è un apprendista mago, perché dovete sapere che le vicende narrate nel libro si svolgono in una Londra del ventesimo secolo appartenente ad un mondo parallelo, dove la magia esiste e gli stessi maghi sono al comando del governo mondiale. Nathaniel evocherà Bartimeus e gli ordinerà di rubare un oggetto molto importante custodito dal mago che gli ha fatto girare gli zebedei, nella fattispecie l'amuleto di Samarcanda che da il titolo al primo volume di questa trilogia. Bartimeus a tale richiesta reagirà in un modo tutto suo. Mi fermo qui col parlare della trama perché ricordo ancora una volta che non intendo fare anticipazioni per chi fosse interessato all'acquisto del libro. 
Dunque che dire? Erano anni che non leggevo un libro di questo genere, che fosse in grado di coinvolgermi fin dalla prima pagina. Quest'opera è riuscita addirittura in un'impresa che oggi come oggi, difficilmente un libro riuscirebbe a trasmettermi... farmi tornare ragazzino dentro. Il bello è che i personaggi non sono i classici stereotipi di molti libri fantasy per bambini, il piccolo Nathaniel non è il classico eroe senza macchia che agisce con propositi nobili, basta solo immaginare che il movente che lo spinge ad agire nel primo volume è una bastardata a danno di un'altra persona che è stata stronza con lui. Bartimeus nel corso dei tre libri tenderà fino alla nausea di riempirci di tutti i suoi ragionamenti bislacchi e contorti, salvo poi smentirsi nei momenti decisivi svestendosi di una copertura che forse non gli è mai appartenuta. Dal secondo libro si aggiungerà un terzo personaggio che non dirò chi sia per intrigarvi e farvi scoprire da soli chi possa essere e cosa vuole ottenere. La trilogia dalla sua ha la scorrevolezza, una storia non del tutto scontata perché col passare dei capitoli e dei libri segue tutto un suo percorso in continua evoluzione fino al finale. Bartimeus stesso si è rivelato essere una rivelazione tanto è vero che i capitoli che narrano la sua fetta di storia, ( ogni libro è suddiviso in capitoli dedicati appositamente a seguire le vicende dei due protagonisti ) sono narrate dallo stesso con enfasi, sarcasmo pungente ed, riferimenti personali extra scritti a pie di pagina. La parte dedicata al piccolo maghetto invece si serve del classico narratore esterno. 
Di "Jonathan Stroud" a parte questa trilogia non ho avuto il piacere di leggere altro. Guardando su internet ho saputo che è considerato una nuova promessa nel campo fantasy britannico e, che a Bartimeus ha dedicato un quarto libro, precisamente un prequel ambientato molti secoli prima durante il regno di "Salomone". Perché il Jinn stesso nei pie di pagina farà più di una volta riferimento di aver servito personaggi realmente esistiti. 
So anche che molti profani, hanno etichettato questa opera come un "Harry Potter" più oscuro... non c'entra un cazzo con quest'ultima saga posso assicurarlo. Se il paragone è dovuto per il semplice fatto che al suo interno possiamo ritrovare maghi e creature fantastiche come i Jinn, i folletti e tutto ciò che ha a che fare con la magia, bhe... avete toppato! Lo stile di "Stroud" ( meno ingenuo e diretto ) è molto diverso da quello della "Rowling" ( più infantile ed ingenuo, parlo per almeno i primi quattro libri, dal quinto in poi non ho avuto modo di sapere se la scrittura l'ha evoluta per adattarla a degli adolescenti ).
Potrei aggiungere tante altre cose per invogliarvi a recuperare almeno il primo volume, anche perché l'edizione di cui dispongo io ( la raccolta completa edita dalla "Salani Editore" ) pare essere esaurita e difficilmente reperibile. Nonostante abbia detto poche righe fa che con Harry Potter non c'entra una bega, mi permetto di consigliarlo a tutti gli amanti del maghetto di Hogwarts, penso troveranno nelle avventure di Bartimeus e Nathaniel un'alternativa più che valida. 







martedì 20 maggio 2014

COMUNQUE VADA NON IMPORTA di ELEONORA C. CARUSO

Parlare di questo libro non mi è del tutto semplice. Dirvi che mi è piaciuto è troppo banale... io amo questo libro! L'ho amato alla follia durante tutta la lettura! Un colpo di fulmine fin dal primo momento che i miei occhi si posero sulla copertina durante la solita routine in "Feltrinelli". "Comunque vada non importa", solo dal titolo per me aveva già vinto tutto! Tra l'altro uno dei più belli che abbia mai visto impresso su una copertina. Il titolo che a prescindere mi spinse a comprare questo libro, così a scatola chiusa, senza sapere di cosa cazzo trattasse. Fregandomene altamente se l'argomento che avrebbe trattato mi sarebbe piaciuto o meno, nessuna aspettativa. Insomma nella mia testa pensai, come suggerivano le parole stesse che formavano il titolo del libro in esanime "Comunque vada non importa"... e da come avrete capito voi che state leggendo, è andata più che bene. "Eleonora C. Caruso" è riuscita a trasmettermi le riflessioni, i turbamenti e perché no, anche i momenti di follia di Darla ( la protagonista del romanzo ) con una sincerità così eccessiva che una volta finita la lettura ( troppo breve aggiungerei... un vaffanculo a me che sono stato avido durante la lettura dal non trattenermi dal finirla subito -.- ),  ho percepito il classico senso di vuoto e incompletezza che, inesorabilmente finisce col l'insediarsi dentro di me ogni volta che apprezzo e sopratutto mi "affeziono" ad un'opera ( l'ultimo caso era stato con il "Soffocare" di "Palanhiuk" ). Secondo me è impossibile non affezionarsi ed immedesimarsi nei vari personaggi che vivono all'interno del romanzo. Sono tutti veri! Nei loro pregi e difetti, non passano inosservati, nemmeno le comparse più stereotipate ( sempre secondo me ). La storia posso riassumerla in questo modo, parla di  una ventiduenne che ad un certo punto si trova ad affrontare il mondo, tutti quelli che la circondano e sopratutto se stessa. Non dico altro sulla trama perché come sempre non voglio rovinare o dare anticipazioni a chi fosse interessato all'acquisto del libro di turno, e questo lo consiglio altamente. Come romanzo d'esordio di questa giovane autrice ci sta tutto, scorrevole, linguaggio pungente e tagliente carico di sarcasmo, tanti spunti di riflessione e tanta voglia di spaccare il mondo dopo un lungo arresto dettato da catene, che il più delle volte si possono rompere con una facilità così disarmante, che una volta tolte non puoi fare a meno di sorridere e dirti ma come cazzo è possibile che io abbia avuto difficoltà nell'infrangere sta ciofeca? . In più, citazioni e riferimenti ad iosa di opere che hanno segnato la mia infanzia e adolescenza come "Ken il guerriero", tanto per citarne uno ( la cosa è stata graditissima... sempre per me XD )  
Come detto all'inizio di questa mia personale recensione, parlare di quest'opera non è facile, praticamente finora l'ho elogiato senza ritegno preso dall'enfasi dell'eccitazione. Sicuramente i suoi difetti li ha come tutte le cose, dato che la perfezione non esiste. Magari gli argomenti che tratta sicuramente non interesseranno a tutti, i personaggi che di sicuro sono piaciuti a me non avranno carisma per altri lettori, la storia potrebbe risultare scontata e banale per chi ha letto di tutto. Però bisogna considerare che è pur sempre un romanzo d'esordio, e come tale va giudicato nel modo più onesto possibile. E per quanto riguarda il sottoscritto, "Comunque vada non importa" è promosso! Mi ha talmente convinto, che di Eleonora C. Caruso sicuramente comprerò un eventuale secondo romanzo ( scrivilo ti prego XD )